Che ne è stato del mio 2020

Ho pensato molto a cosa scrivere a proposito dell’epidemia quando ero chiuso in casa da solo e soffrivo come un matto. Prima ho temporeggiato, in cerca di suggerimenti su cosa dire che non fosse già stato detto; poi ho rinunciato, forse perché non mi sentivo sufficientemente preparato.

Sono successe tante cose, le nostre vite sono cambiate velocemente e abbiamo messo per la prima volta in discussione cose apparentemente banali come avere una dispensa piena, guardare un film al cinema o poter fare una passeggiata fuori casa. Poi i contagi sono calati e ce ne siamo quasi dimenticati, con le restrizioni allentate e le tanto agognate “ferie degli italiani”. E in autunno di nuovo la paura, le perdite, le rinunce, le prospettive ancora più nere; stavolta non siamo impreparati, è vero, ma siamo anche più stufi. Le persone fanno sempre più fatica ad attenersi alle normative, pensando ognuno per se stesso, e io mi sto abituando a vivere una realtà quasi alienata, fatta di attese per il prossimo dpcm e ricordi lontani di contatti fisici, il tutto codificato in digitale.

Ma per fortuna il 2020 è stato anche altro, se vogliamo sforzarci di guardare il lato positivo. Per me è stato un anno di cambiamenti, e mi auguro che anche il 2021 lo sia.

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6. Ok boomer.

Sul mio blog un post è solitamente il risultato di un processo che attraversa vari step: mi viene l’idea, penso se ne verrebbe fuori un articolo che possa interessarvi e/o farmi stare meglio, creo una bozza che magari andrò ad aprire giorni o settimane dopo, inizio a scriverlo e lo rielaboro più volte prima di pubblicarlo. Questo post invece nasce diversamente: l’idea è il risultato di pensieri accumulati per mesi, la scintilla che mi ha dato l’idea del post sono state le parole scambiate con mia madre stamattina e bam!, eccomi qui a scriverlo di getto. Ho trovato anche un titolo di tendenza, quindi ora parte il mio sfogo contro i miei genitori in primis, e in secondo luogo contro tutta la loro generazione baby boomer.

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II. Retromarcia – Prima

Se c’è una cosa in cui sono sempre stato bravo è ricominciare da capo. Ho cambiato due volte ateneo, due volte corso di laurea, quattro volte appartamento e sette volte coinquilini. Ecco, magari questi ultimi non sono dipesi sempre da decisioni mie, ma il resto sì. Eterno indeciso? Poco motivato? Troppo instabile? Forse, ma ne ho fatto un mio punto di forza.

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