Che ne è stato del mio 2020

Ho pensato molto a cosa scrivere a proposito dell’epidemia quando ero chiuso in casa da solo e soffrivo come un matto. Prima ho temporeggiato, in cerca di suggerimenti su cosa dire che non fosse già stato detto; poi ho rinunciato, forse perché non mi sentivo sufficientemente preparato.

Sono successe tante cose, le nostre vite sono cambiate velocemente e abbiamo messo per la prima volta in discussione cose apparentemente banali come avere una dispensa piena, guardare un film al cinema o poter fare una passeggiata fuori casa. Poi i contagi sono calati e ce ne siamo quasi dimenticati, con le restrizioni allentate e le tanto agognate “ferie degli italiani”. E in autunno di nuovo la paura, le perdite, le rinunce, le prospettive ancora più nere; stavolta non siamo impreparati, è vero, ma siamo anche più stufi. Le persone fanno sempre più fatica ad attenersi alle normative, pensando ognuno per se stesso, e io mi sto abituando a vivere una realtà quasi alienata, fatta di attese per il prossimo dpcm e ricordi lontani di contatti fisici, il tutto codificato in digitale.

Ma per fortuna il 2020 è stato anche altro, se vogliamo sforzarci di guardare il lato positivo. Per me è stato un anno di cambiamenti, e mi auguro che anche il 2021 lo sia.

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VI. Corpi

Com’è possibile che calcolando il mio indice di massa corporea io risulti normopeso, eppure continuo a vedere chili di troppo che non sopporto? Vorrei perderli, certo, ma lo faccio per me o perché qualcuno mi fa pressioni? Apriamo i social e vediamo corpi su corpi, e anche se non lo vogliamo iniziamo a giudicare. È la prima cosa che notiamo in una persona e spesso è una componente fondamentale quando ci innamoriamo. Ci chiediamo se mangiamo troppo o troppo poco, ci spogliamo e ci esaminiamo allo specchio fin nei minimi dettagli, mai soddisfatti. Chiudiamo gli occhi e fantastichiamo sui dettagli che ci piacciono nei corpi altrui, spendiamo soldi in vestiti giusti, diete, palestre, cosmetici e centri estetici. Ma perché siamo così ossessionati dall’apparenza, è colpa nostra o della società in cui viviamo?

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6. Ok boomer.

Sul mio blog un post è solitamente il risultato di un processo che attraversa vari step: mi viene l’idea, penso se ne verrebbe fuori un articolo che possa interessarvi e/o farmi stare meglio, creo una bozza che magari andrò ad aprire giorni o settimane dopo, inizio a scriverlo e lo rielaboro più volte prima di pubblicarlo. Questo post invece nasce diversamente: l’idea è il risultato di pensieri accumulati per mesi, la scintilla che mi ha dato l’idea del post sono state le parole scambiate con mia madre stamattina e bam!, eccomi qui a scriverlo di getto. Ho trovato anche un titolo di tendenza, quindi ora parte il mio sfogo contro i miei genitori in primis, e in secondo luogo contro tutta la loro generazione baby boomer.

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4. Stasera sto a casa

Vi è mai capitata quella sensazione di straniamento quando siete in compagnia, ad una cena, in discoteca o durante una qualsiasi uscita, in cui vi guardate con occhi estranei e cominciate a giudicarvi? Come se la vostra coscienza evaporasse dalla testa e salisse in cielo per osservarvi, e voi siete lì, con l’ennesima birra in mano, in piedi al freddo fuori dal locale per far compagnia agli amici che fumano. Oppure vi vedete ballare, con occhi che non sono vostri, e pensate “Ma cosa sto facendo? Perché sono qui? Mi sto davvero divertendo?”, o mentre state cercando di fare colpo su qualcuno e magari non sta andando benissimo, puff ecco l’altro te che ti guarda e vorrebbe farti smettere perché ti stai rendendo imbarazzante e non ti riconosce più. Sì, se non mi conoscete ancora sono Mercurio e mi faccio parecchie pare mentali, piacere di conoscervi. Non fraintendetemi, adoro uscire, divertirmi e stare con gli amici che sono davvero un valore aggiunto alla nostra vita, ma ogni tanto mi ritrovo in queste situazioni in cui penso che tutto sommato una sera di queste potrei stare a casa e dedicare del tempo a me stesso.

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IV. Apatico?

Oggi vi vizio e pubblico un secondo post, molto diverso dal precedente, un pensiero annotato di getto in una di quelle notti in cui si fa fatica a prendere sonno. E’ un esercizio che faccio quando voglio districare la matassa di pensieri annidati da qualche parte in quelle zone del cervello dove spolvero meno spesso. E a volte bisogna buttare fuori, scrivere su carta, girarsi dall’altra parte del letto e cercare di dormire.

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II. Retromarcia – Prima

Se c’è una cosa in cui sono sempre stato bravo è ricominciare da capo. Ho cambiato due volte ateneo, due volte corso di laurea, quattro volte appartamento e sette volte coinquilini. Ecco, magari questi ultimi non sono dipesi sempre da decisioni mie, ma il resto sì. Eterno indeciso? Poco motivato? Troppo instabile? Forse, ma ne ho fatto un mio punto di forza.

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I. Padova

Se l’album coi numeri arabi (Rifletto e vi racconto) sarà composto da tracce di riflessione più generale e verso l’esterno, questo album contrassegnato dai numeri romani (Mi specchio e mi racconto) sarà invece più personale, intimo e quindi rivolto verso l’interno.

Iniziamo localizzandoci a Padova, città dove ho iniziato i miei studi universitari. Grande (rispetto al paesino dove sono cresciuto), piena di giovani e opportunità, tutto era nuovo, e io dovevo sì focalizzarmi sull’università ma anche vivere al meglio questo passaggio all’età adulta. Essendo uno studente fuori sede, ho dovuto lasciare casa dei miei e cercare una sistemazione, ma ad essere sincero non vedevo l’ora.

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