F. QCVC – Marzo / Aprile 2020

60 giorni esatti. E’ stata la durata della mia quarantena in solitaria, lontano da tutto e tutti, chiuso in quattro mura; i miei unici contatti con l’esterno: le finestre dell’appartamento e una connessione Internet, senza la quale oggi non possiamo più vivere. Sono stati 60 giorni altalenanti, a volte noiosi, a volte asfissianti, sicuramente lunghi, che hanno minato al mio equilibrio psico-fisico. E’ successo tutto così all’improvviso, ci siamo ritrovati a rivalutare le nostre priorità, abbiamo avuto reazioni irrazionali, spesso paura, ma ci siamo anche avvicinati in qualche modo.

E’ stato un periodo di sfide, rinunce e tanta pazienza, e continua a esserlo. Per fortuna ho avuto modo anche di trovare sollievo e leggerezza nelle mie passioni, tra un po’ di sano binge watching e della buona musica in cuffia. Ho ripreso dal passato ma ho anche scoperto novità promettenti e ho annotato tutto in attesa di scrivere questo post. Qui vi racconto gli album, le canzoni, le serie e i film (libri purtroppo non ne ho letti) che mi hanno risollevato le giornate e spesso hanno dato loro un senso. Enjoy!

ALBUM – Sono due i dischi usciti in primavera che hanno catturato la mia attenzione, il primo è Future Nostalgia di Dua Lipa, un gioiellino commerciale ma ben prodotto, con richiami alla disco e al funk anni ’80/’90, qualche citazione a Madonna, Olivia Newton-John, gli Chic, Giorgio Moroder e Donna Summer. Un album che, come suggerisce il titolo, ripesca nel passato, mescola le carte e offre suoni e melodie che vorrebbero suonare come musica del futuro, o meglio, diventare senza tempo. Amori travagliati, voglia di divertirsi e femminismo i capisaldi tematici, Don’t Start Now, Physical, e Break My Heart i singoli estratti da questo fortunato secondo album. Nota di merito: i video musicali e l’estetica dell’album sono la ciliegina sulla torta.

Classificazione: 4 su 5.

La seconda segnalazione che vi faccio è SAWAYAMA, album di debutto di Rina Sawayama, artista giapponese/britannica che in questo progetto ambizioso mescola pop, soul, R&B dei primi anni 2000, metal, sonorità elettroniche e dubstep. La prima traccia mi ha letteralmente spazzato via, sono mesi che non ascoltavo una traccia del genere! Il talento di Rina è evidente sotto ogni aspetto: vocals notevoli, testi ben scritti, produzioni ricche e varie, disco nel complesso coeso. Un ottimo biglietto da visita per chi ancora non la conosce; i singoli sono STFU!, Comme des garçons (Like the Boys), XS, Chosen Family e Bad Friend.

Classificazione: 4 su 5.

CANZONI – Dato il lungo periodo a casa e tutta la musica che ho ascoltato, ho deciso di stilare una playlist di brani vecchi e nuovi che ho particolarmente amato in questi mesi. Ecco a voi:

  • Ghemon – Questioni di principio
  • Tove Lo – I’m Coming
  • OneRepublic – Better Days
  • Caroline and the Queens – La vita nuova
  • Neffa – Molto calmo
  • Jessie Ware – Spotlight
  • The Weeknd – In Your Eyes
  • HAIM – The Steps
  • Stromae – Ta fête
  • ROSALÍA – Dolerme
  • Mahmood – Rapide
  • Empress of – Love Is a Drug
  • Pinguini Tattici Nucleari – Freddie
  • Charli XCX – claws

SERIE – Se in questi mesi ho letto poco o niente -infatti stavolta non ho libri da consigliarvi- con le serie TV mi sono proprio impegnato. Innanzitutto ho finito due serie meravigliose che per inerzia avevo piantato a metà: Breaking Bad e Orange Is the New Black. Sono due must per gli appassionati di serie, rispettivamente dei generi drammatico e commedia, e se ancora non li avete guardati li trovate su Netflix. La prima è la storia di un professore di chimica del New Mexico malato di cancro che inizia a produrre metanfetamina per sostenere economicamente le sue spese mediche e la famiglia, la seconda parla della vita in un carcere di New York dal punto di vista di una serie di donne, di ogni taglia, etnia, provenienza, credo religioso e orientamento sessuale.

Ho poi iniziato due serie nuove: Bojack Horseman, sempre su Netflix, altro capisaldo della televisione, serie animata ma non infantile, tutt’altro. Satirica, profonda, divertente, a tratti deprimente, senza dubbio stimolante e imperdibile. Racconta le vicende di un cavallo antropomorfo, ex-star di Hollywood, afflitto da depressione e dipendenze e inserito in un mondo in cui umani e animali convivono. La seconda è Euphoria, che mi è stata tanto consigliata per la profondità con cui tratta tematiche importanti, ma con un taglio adolescenziale. I temi principali: identità personale, amicizie e relazioni, sessualità, dipendenze, abusi; sulla carta niente di nuovo: i richiami a Tredici, Sex Education e affini si avvertono. Tuttavia, la scrittura e le interpretazioni degli attori sono particolarmente degne di nota, come pure magnifiche sono la fotografia e la colonna sonora curata da Labrinth. Ho trovato un paio di scene quasi disturbanti, soprattutto pensando al giovane pubblico a cui la serie si rivolge, ma nel complesso merita sicuramente un’occhiata.

FILM – E finiamo con una serie di film che mi hanno colpito di più tra quelli che ho visto in questa quarantena casalinga, e devo dire che sono stati un bel po’. Io ve ne propongo quattro: partiamo con Midsommar – Il villaggio dei dannati, film horror del 2019 che più che farti saltare sulla sedia accumula pian piano tensione fino a un culmine finale. Dani (una splendida Florence Pugh), il fidanzato e alcuni amici fanno una vacanza in uno strano villaggio della Svezia in occasione del Festival di mezza Estate, ma scoprono ben presto di essere capitati in una realtà profondamente rituale e spiazzante. Lunghetto, ma visivamente bellissimo, è molto ispirato a The Wicker Man del 1973, capolavoro che ho dovuto recuperare per l’occasione. Un poliziotto investiga sulla scomparsa di una ragazzina in un’isola i cui abitanti celebrano il paganesimo, in particolare il Festival di mezza Estate, appunto. Pur avendo tratti in comune, entrambi i film meritano e consiglierei di guardarli in coppia, per un interessante confronto.

Ho poi rivisto La finestra sul cortile, forse il mio preferito di Hitchcock, thriller iconico del 1954 con James Stewart e Grace Kelly. Il protagonista è bloccato in sedia a rotelle per un incidente alla gamba e trascorre le sue giornate alla finestra, sbirciando le vite dei vicini; diventa così testimone di un omicidio misterioso che riuscirà a risolvere. Devo dire che non l’ho recuperato a caso: mi sono un po’ rivisto in Jeff, anch’io come lui immobilizzato in casa per l’epidemia di Coronavirus. Lui passava il tempo osservando il mondo dalla finestra e risolvendo delitti, io scrollando la home di Facebook e ascoltando Spotify.

Infine una piacevole sorpresa: American History X, un gioiellino del 1998 un po’ in bianco e nero e un po’ a colori, pellicola celebre e importante. Derek, interpretato da un eccellente Edward Norton, è uno skinhead neonazista che viene incarcerato per l’omicidio di due ladri di colore; durante la detenzione avrà modo di riflettere sulle sue ideologie e di intraprendere un percorso personale di maturazione nei confronti del suo passato razzista e intollerante. Lo credevo un film pesante, è invece mi ha davvero appassionato, consigliatissimo!

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