II. Retromarcia – Prima

Se c’è una cosa in cui sono sempre stato bravo è ricominciare da capo. Ho cambiato due volte ateneo, due volte corso di laurea, quattro volte appartamento e sette volte coinquilini. Ecco, magari questi ultimi non sono dipesi sempre da decisioni mie, ma il resto sì. Eterno indeciso? Poco motivato? Troppo instabile? Forse, ma ne ho fatto un mio punto di forza.

Certo, la mia carriera universitaria ad oggi non è stata delle più brevi e brillanti. Da piccolo volevo fare lo stilista, poi il bibliotecario, poi di punto in bianco il medico, o forse è stato un abbaglio causato dall’ormai inflazionata moda di provare il test, come se fosse una prova di intelligenza personale.

(Consiglio spassionato: fate il test di medicina e tentate questa strada solo se è DAVVERO la vostra passione, perché è un meccanismo trita-studenti, è un percorso lungo che costa soldi e sacrifici e non è alla portata di tutti, ma solo di quelli che davvero vogliono fare della medicina la propria vita).

Io ci ho provato, ma non ero esattamente tra i più motivati. Ho avuto parecchi dubbi lungo la strada (direi vere e proprie crisi), ho cercato consiglio e sostegno da parte dei familiari, che ovviamente avevano un castello di aspettative sulla mia futura professione, da parte degli amici, ma soprattutto da parte di persone qualificate ad affrontare questo tipo di problemi. E li ho risolti, o almeno in parte, perché ogni cambiamento mi ha messo in una posizione migliore di quella precedente. Ma cosa mancava allora? Una rivoluzione dentro.

La costante purtroppo ero io, che non avevo ancora trovato il mio posto nel mondo e mi facevo spaventare dagli ostacoli. Non sto dicendo che i cambiamenti allora sono stati immotivati, tutt’altro: percorrevo strade sbagliate che non mi avrebbero portato dove avrei voluto. Dico solo che non è stata solo indecisione o sfortuna, ma anche poca caparbietà, poca auto-analisi e poca trasparenza. Mi sono adagiato sugli errori, ho sopportato in silenzio, ma non è stata certo una qualità perché ci ho rimesso, soprattutto mesi della mia vita.

Avrei dovuto cercare fin da subito le risposte alle mie domande invece di insabbiarle col passare dei giorni. Quello che sto facendo mi rende felice? Ha un senso? Le difficoltà che trovo sono ostacoli passeggeri o campanelli d’allarme di un problema di fondo? Queste sono le domande che avrei dovuto pormi. E invece mi sono svegliato troppo tardi, quando ormai il tempo era passato e i miei coetanei si laureavano, trovavano un lavoro e io ero immobile in una condizione che mi soffocava senza che me ne accorgessi.

Ma approfondirò questa mia crisi e questo mio malessere in un altro articolo, promesso. Quello che voglio raccontarvi ora è come ne sono uscito, e lo sapete già: ricominciando da capo. Cambiavano le variabili: la città, l’università, i compagni di studio, la stanza, i coinquilini e ad ogni cambiamento io acquistavo voglia di vivere, voglia di rimettermi in gioco. “Questa volta non andrà a finire male, mi impegnerò, ce la posso fare, ce la devo fare!”.

E così ho fatto, ho imparato dai miei errori, mi sono ascoltato e capito meglio, anche se forse alcuni aspetti del mio carattere che mi hanno fatto affondare me li porterò sempre dietro. Conosco le mie debolezze come conosco i miei punti di forza: non è cambiando scenario che ho sconfitto i miei demoni, ma lavorando su me stesso, sulle mie reazioni al mondo e sul mio modo di relazionarmi con gli altri. Ho imparato ad essere più trasparente, a sradicare fin da subito le erbacce che guastano il mio giardino.

Inciampare lungo il cammino è normale, e ve lo dico io che dopo tante false partenze sono da un bel po’ in viaggio sulla carreggiata e studio quello che mi appassiona. Quindi se avete un dubbio sul vostro percorso, se non siete sicuri di quello che state facendo, se vi sembra che i giorni stiano passando mentre voi siete rimasti indietro a guardare, affrontate ora questa situazione. Parlatene con un amico, con una persona con cui vi fidate, con qualcuno che si occupa di orientamento o di risolvere i problemi di studenti e lavoratori (probabilmente nel vostro ateneo c’è uno sportello gratuito dove potete rivolgervi).

Non è mai troppo tardi per cambiare vita e ricominciare, per inserire la retromarcia e poi la prima. Lo studio e il lavoro sono pesanti, ma immaginate quanto lo siano studiare la facoltà sbagliata o fare un lavoro che non piace. Forse non sempre è possibile azzerare tutto e ricominciare, dire ai genitori che si vuole cambiare facoltà, o licenziarsi, o trasferirsi. Sono salti nel vuoto e dobbiamo fare i conti anche con altre persone. Ma almeno proviamoci, cambiamo intanto le piccole cose che non funzionano.


Vi lascio qui il link dell’articolo precedente, in cui è iniziato il mio racconto:

1 commento su “II. Retromarcia – Prima”

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